Il ristorante Piada ovvero l’italianità che sbarca a Lione


Come si può portare un po’ di italianità a Lione? Con la piadina e il ristorante Piada, progettato dallo studio Masquespacio.

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La mamma di Arthur e Mathilde aveva un sogno: che i loro bimbi riuscissero a portare in Francia un po’ di italianità, della loro terra nativa. Attraverso quale elemento tipico del nostro bel paese? La piadina.

Una volta cresciuti Arthut e Mathilde decidono di portare a compimento il sogno della mamma, ma sanno che per riuscire con successo a portare una ricetta così tradizionale in Francia c’era bisogno di un tocco di contemporaneità. E lo fanno rivolgendosi allo studio multidisciplinare Masquespacio.

IL RISTORANTE PIADA A LIONE: TRA ANTICO E CONTEMPORANEO

Ed è cosi che comincia a prendere forma il ristorante Piada, che sorge nel quartiere centrale Confluence, il quel di Lione. Il ristorante sorge all’interno di un centro commerciale dove si trova anche un cinema, un parco avventura coperto, negozi e ristoranti. Tutto intorno nel quartiere, si possono ammirare edifici contemporanei di grandi architetti insieme a vecchi edifici ora usati per eventi notturni.

ristorante Piada

ristorante Piada

Come fare quindi per attrarre un pubblico giovane e traghettare una ricetta tradizionale in modo contemporaneo? L’idea di partenza era ben chiara. Uno spazio che trasmettesse l’italianità del prodotto venduto, la tradizione e la naturalezza degli ingredienti. Uno spazio che rimandasse al passato ma attraverso un estetica moderna.

Proprio per questo, Ana e Christophe hanno deciso di usare elementi differenti: piastrelle artigianali in terracotta, lampade tonde e archi con specchio al bancone del bar, che rimandano ai bar dell’Italia che fu.

ristorante Piada

ristorante Piada

Le piante, il legno di tavoli e sedie e del parquet e la terracotta rimandano alla naturalezza. Il neon “un po’ di italianità” è uno dei tratti distintivi del locale, insieme ai colori fluo che sempre contraddistinguono i progetti del duo.

ristorante Piada

 

| Design: Masquespacio | Photography: Luis Beltran |

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